Lezioni Gratuite

19 Dicembre 2021

Le tecniche di argomentazione scritta e la scrittura persuasiva – Rossi (prima lezione gratuita)

Il corso “Le tecniche di argomentazione scritta e la scrittura persuasiva” è un corso testuale di introduzione alle tecniche di argomentazione necessarie per comunicare in modo persuasivo nella redazione di atti, proposte e bozze di accordi, appositamente studiato per i professionisti che devono utilizzare la lingua scritta in modo efficace , persuasivo e, possibilmente, sintetico.

Che si tratti di Conciliatori che utilizzano piattaforme ODR con scambio di messaggi scritti o di Avvocati che, assistendo i propri clienti, devono redarre proposte di accordo o atti giudiziari, le lezioni porteranno ad apprendere tutte le tecniche più efficaci per evitare che chi legge possa travisare quanto scritto o, addirittura, stravolgerne il significato, ma soprattutto per far sì che già dalla prima pagina il lettore (controparte, conciliatore, arbitro, giudice) venga coinvolto dall’esposizione e ne segua il filo logico per arrivare alle stesse conclusioni dell’autore.

Per gli Avvocati civilisti, inoltre, non è importante solo saper ideare una valida strategia processuale e possedere una conoscenza approfondita del diritto e della procedura (caratteristiche comuni a tutti i buoni avvocati), ma anche rendersi conto che la forma con la quale vengono scritti i propri atti è altrettanto importante dei contenuti.

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1.1 – Introduzione al corso


Questo corso riassume i risultati delle ricerche svolte in campo linguistico e psicologico dagli autori più affermati, richiamati nel testo per fornire i riferimenti bibliografici essenziali.

Un testo efficace induce il lettore a integrare le informazioni del testo nella propria esperienza: chi scrive un documento efficace deve preoccuparsi delle esigenze di chi leggerà il testo. La scrittura deve adattarsi ai processi di lettura, perciò lo scrittore deve strutturare il testo in funzione dei rischi (positivi e negativi) tipici dei processi di lettura, descritti di seguito.


Questo corso illustra le nozioni e le tecniche necessarie per redigere testi privi di ambiguità semantica, facili da leggere e riconoscibili come testi strutturati logicamente dall’autore: testi che inducano il lettore ad assimilare e a trattenere le informazioni.


La durata del corso varia a seconda dell’impegno e dell’attenzione che ciascun discente dedica allo studio: la lettura dei contenuti didattici potrebbe richiedere poco tempo, ma l’apprendimento richiede un processo di riflessione e di esercitazione continuo. Perciò il discente deve studiare per gradi, procedendo solo dopo avere assimilato pienamente ciascun concetto:

  1. Il discente deve studiare un solo argomento (leggendo e ripetendo i concetti).

  2. Quindi il discente deve esercitarsi a leggere i testi più vari (come articoli di giornale, norme, atti giudiziari, ecc., prelevati dall’esperienza quotidiana), per riconoscervi i concetti che ha studiato nel corso.

  3. Infine il discente deve esercitarsi a riscrivere i testi più vari, conformandoli ai criteri che ha studiato nel corso.

  4. Allora il discente potrà dedicarsi a studiare un altro argomento di questo corso, dopo che avrà riconosciuto di avere assimilato una nozione specifica e i suoi concetti essenziali.


Il sistema di studio descritto ai punti 1-4 precedenti trasforma una lettura di 2 ore in un’esperienza didattica di 15 ore o più, se il discente continua ad esercitarsi anche dopo aver concluso il corso, finché non sente di avere acquisito una mentalità sistematica.

1.2 – Strutture tipologiche 1


Ogni lettore anticipa il significato dei vocaboli che prevede di incontrare nel testo: anzitutto il lettore anticipa nella propria mente il valore sintattico delle parole (soggetti o complementi, aggettivi o avverbi, predicati, ecc.). Il valore sintattico degli elementi lessicali dipende dalla relazione tra le loro posizioni all’interno del testo.


Il lettore prevede di incontrare un soggetto, quando inizia a leggere un periodo qualsiasi, perché la lingua italiana usa la struttura tipologica soggetto+verbo+oggetto. Perciò devo precisare il soggetto in ogni periodo che scrivo: devo precisare il soggetto all’inizio di ciascun periodo, per facilitare la lettura e la comprensione del testo; ma posso sottintendere il soggetto (evitando di scriverlo), se apro un periodo con un verbo declinato in forma disambigua, come quando scrivo «devo precisare il soggetto» perché il verbo «devo» può sottintendere solo il soggetto “io”.


Le frasi che sottintendono il soggetto o il complemento oggetto implicano un rischio grave: il lettore potrebbe sostituire il soggetto o il complemento sottinteso (X) con un soggetto o un complemento oggetto diverso (Y), prelevandolo dal primo vocabolo (ambiguo) disponibile nel testo o, peggio, il lettore potrebbe individuare un soggetto o un complemento oggetto fittizio nella propria rappresentazione mentale della “scena” descritta dal testo. Perciò devo specificare il soggetto di ogni verbo, per evitare malintesi che potrebbero alterare il significato di una frase o che potrebbero affaticare il lettore, disincentivandolo a proseguire la lettura.


Ecco qualche esempio di come potrei interpretare una frase apparentemente chiara: «Tizio consegnò l’assegno a Caio per avere, in cambio, il ciclomotore; finì poi nelle mani di Mevio e, da quel momento, non so che fine abbia fatto».

  1. Tizio consegnò l’assegno a Caio per avere, in cambio, il ciclomotore; il ciclomotore finì poi nelle mani di Mevio e, da quel momento, non so che fine abbia fatto.

  2. Tizio consegnò l’assegno a Caio per avere, in cambio, il ciclomotore; l’assegno finì poi nelle mani di Mevio e, da quel momento, non so che fine abbia fatto.

  3. Tizio consegnò l’assegno a Caio per avere, in cambio, il ciclomotore; Tizio finì poi nelle mani di Mevio e, da quel momento, non so che fine abbia fatto.

  4. Tizio consegnò l’assegno a Caio per avere, in cambio, il ciclomotore; Caio finì poi nelle mani di Mevio e, da quel momento, non so che fine abbia fatto.


Il lettore anticipa il significato delle frasi in funzione delle esperienze che ha vissuto in passato e in funzione della rappresentazione mentale che elabora intorno al testo quando legge. L’anticipazione del lettore può coincidere con la mia intenzione comunicativa, solo se gli fornisco indicatori lessicali e sintattici disambigui, che mi consentano di comunicare rappresentazioni mentali dettagliate e vivide; altrimenti il lettore rischia di fraintendere le mie intenzioni comunicative, soprattutto se scrivo molti periodi subordinati ed ellittici, che confondono il lettore circa la sequenza logica del discorso e delle proposizioni.


I linguisti definiscono “proposizione” ogni frase munita di soggetto e predicato (verbo).


Una o più proposizioni giustapposte compongono un “periodo”.


La linguistica distingue le proposizioni tra:

  1. Principali, che hanno senso compiuto indipendente, perché posso scriverle isolandole da altri periodi, identificando il soggetto in modo esplicito (p.es.: «Lui specifica il soggetto, per evitare malintesi»).

  2. Secondarie, il cui verbo dipende dal soggetto principale, perciò il senso delle proposizioni secondarie dipende dalle proposizioni principali (p.es.: «Lui specifica il soggetto, per evitare malintesi»).


Le proposizioni principali devono aprire le frasi e le proposizioni dipendenti devono concludere le frasi perché la struttura tipologica principale+dipendente aiuta il lettore a comprendere il discorso con pochi sforzi.


Posso esprimere un concetto medesimo in forme diverse, ma la forma più semplice agevola il processo di decodifica, come stabilisce il principio filosofico del c.d. rasoio di Ockham. Perciò preferisco scrivere: «Preparo la zuppa perché fa freddo», anziché «Poiché fa freddo, preparo la zuppa»; come preferisco scrivere usando la struttura tipologica soggetto+verbo+complemento: «Luigi arrivava tardi al lavoro quando prendeva il treno» anziché «Arrivava tardi al lavoro, Luigi, quando prendeva il treno».


Posso invertire la struttura tipologica quando scrivo testi poetici o emotivi (nei termini usati da Roman Jakobson, Fundamentals of Language, 1956), ma devo rispettare la struttura tipologica quando scrivo i testi referenziali (tecnici e argomentativi), trattati in questo corso.


(fine della lezione gratuita)

 

 

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25 November 2022

 
 
 
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